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noHiPSTER | September 30, 2020

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1 Commento

Hindi Zahra – Handmade (2011)

noHiPSTER
  • Pubblicato: 19 aprile 2013
  • http://www.nohipster.it

Hindi Zahra (FRA/MA)

Handmade 

 

Data di rilascio: 2011

 

Altra donna tutta d’un pezzo!

A 15 anni lascia il Marocco e  si trasferisce in Francia. Sembrano due mondi completamente opposti, ma è solo un’illusione.

E’ incredibile! Ascoltando quest’album riconosco subito un’identità, un’appartenenza… forse non proprio così precisa o localizzata, ma mi accorgo che Hindi mi sta  parlando delle sue strade, di ciò che la circonda, di qualcosa che potrei toccare con mano. Stiamo parlando di una donna nata in un continente, e cresciuta in un altro. Poliglotta, educata da culture lontane ma immersa nel mondo musicale Europeo, insomma una persona diversificata e multietnica, e nonostante tutto il suo cosmopolitismo, in quest’album io percepisco subito una serie di luoghi! Riesco ad immaginare (errando probabilmente), cittadine e quartieri, m’invento un ritratto, uno scorcio. Questo significa che canta qualcosa di concreto, di vissuto…

E’ incredibile! Ci riesce una così, e non ci riescono i cantautori italiani… Se non cantano nel loro dialetto o non tirano fuori qualche argomento politico, sembrano esseri che vivono nello spazio, e non inteso come il confine dell’atmosfera, ma come un luogo senza collocazione,  inimmaginabile, direi quasi mistificato. Colpa dei BIG del passato?! Chissà… eppure sembra difficile, e dovrebbe essere invece essenziale, abbandonarsi alla propria identità, alla propria realtà, anche se triste, soprattutto se triste… direi io.

Meno male che ci sono le Hindi Zahra, che non emulano, ma al massimo osservando, sognano alla grande.

Ringraziamo “Beppo” per averci segnalato questo bellissimo album! Buona  Musica!

Pezzo preferito: 5. kiss & Thrills                 official site: http://www.hindi-zahra.com/

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Commenti

  1. Handmade è un album che ti tiene incollato a se’ per un tempo molto più lungo dei suoi circa 40 minuti.
    E’ un album che ti riporta, se ci si lascia guidare, in quell’utopico giardino in cui “la pelle parla” l’antica lingua dei segreti.

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