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noHiPSTER | September 20, 2017

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The Middle East . The Recordings of the Middle East (2011)

noHiPSTER
  • Pubblicato: 25 settembre 2016
  • http://www.nohipster.it

Review Overview

Già Visto
8.5
Già Sentito
8.5
Banale
6.5
Unico
9.5
8.3

Colore: Ceruleo

Un album troppo emotivo, troppo ricercato, troppo intimo, critico su se stesso, si ritiene entità che deve ancora diventare qualcosa di unico... deve diventare qualcosa di troppo difficile da classificare

The Middle East (AUS)

Colore CERULEO

The Recordings of the Middle East

Data di Rilascio: 2011

      Che cosa cerco da un Album? Compendio sulle 12 aspettative errate riguardo i gusti musicali.    

1.Giovinezza: Condividere un panorama discografico “moderno” implica necessariamente essere al passo coi tempi, la ricerca costante per informarsi su tutte le nuove tendenze rinvigoriscie con regolarità la linfa primordiale della nostra vita desiderosa di luce diversa. Allo stesso modo, le pietre miliari musicali appartenenti ad una storia meno recente o addirittura a quella storia nella quale paradossalmente noi non eravamo ancora nati, recapitateci come doni preziosi da preservare, intramontabili esempi di musica universale et necessaria, influenzano la nostra percezione del tempo nella maniera in cui se qualcosa di così antico riesce ad essere tutt’oggi attuale ed indispensabile in un modo così preponderante, allora anche la mia giovinezza avrà sempre e comunque la possibilità di un riscatto, anzi probabilmente, esattamente come quella musica, essa non è mai tramontata.

 

                                                                                                                                                             Controtesi: Queste due affermazioni sono ontologicamente e matematicamente incongruenti. O il nuovo ci salva rinvigorendoci dal vecchio, o viceversa. Quando sono entrambe vere, allora nessuna delle due può garantire la nostra giovinezza spirituale più di quanto possa farlo un qualsiasi altro banale tentativo di giustificare sé stessi.

 

2.AutenticitàL’incomunicabilità (la più grave mancanza ed il più necessario problema  dell’essere umano) riguardo alle proprie situazioni attuali (contingenti e momentanee), trova facile appeal nei confronti della musica. Essa diventa con fluidezza l’altoparlante del nostro cuore, la sostituta fedele ai nostri pensieri, l’autentico alter ego semantico da proiettare sugli altri e, più pericolosamente, su noi stessi.

 

Controtesi:  L’autenticità non esiste, o meglio essa esiste solo in condizioni profondamente ed instancabilmente fugaci e transitorie, condizioni che la musica non ha, e non vuole avere, visto che la musica è, appunto, una condensazione di autenticità. Quando le permettiamo di sostituirci, creiamo un monopolio, pericolosissimo, statico, e alla lunga insostenibile. Creiamo le condizioni necessarie alla realizzazione di un punto d’arresto, un paradosso emotivo. Consideriamo invece che se la musica concilia con una nostra situazione attuale, non è perché essa rappresenta esattamente quello che siamo o noi stessi, ma poiché noi stessi siamo in grado di rappresentare uno spettro infinito di situazioni possibili. Easy

 

3.Progetto: Questa aspettativa errata, o meglio la sua controtesi, potrebbe probabilmente sembrare incongruente a quella precedente, ma sono io a scrivere e decidere le idee da esporre, voi potete solo scegliere se leggerle o meno: cerco in un album una visione totale, un senso logico, un quesito e, magari, una soluzione. Le informazioni non vitali sono, inspiegabilmente, elemento necessario a noi bipedi, ogni forma di comunicazione deve preventivamente impegnarsi a scegliere con linearità le informazioni più adatte ed il modo più adeguato ad esporsi; attraverso un progetto ben definito, sistematico, chiaro! Insomma bisogna farsi  a capire, e una volta scelto il modo, agirlo, poiché resterà impresso su quel disco per sempre.

 

Controtesi: “Forse mi sono sbagliato”, ovvero non vedo l’ora di sbagliare di nuovo! Sinceramente, il mio bel progettino fatto di significati e significanti immanenti potete buttarlo giù per la fogna. Cosa preferite davvero: che la vostra splendida idea faccia il percorso io/altro come un bel pacchetto bomba che, arrivato al destinatario, esploda in mille fuochi d’artificio colorati nel cielo, emanando la vostra idea laconica e solitaria, per quel breve periodo di detonazione, onde poi affievolirsi fino a spegnersi nel nulla, lasciando di sé unicamente il ricordo della deflagrazione di quei colori? Non vi attanaglia invece il desiderio che l’altro si prodighi nell’intercettare il vostro pacco e lo disinneschi. Rielaborandone il concetto esplosivo, con un nuovo fiocco regalo, un diverso meccanismo, lo rispedisca al mittente. Implementato o banalizzato, aggiungendovi ancora una volta quell’ ingranaggio nuovo al quale voi proprio non eravate riusciti ad arrivare? Non viviamo forse per sapere quali nuovi colori avranno adesso quei fuochi? io si, e cercherò sempre di condividere i miei di colori, nella speranza che qualcuno riesca sempre a fare un botto più forte del mio.

    Questa è la mia versione di The Recordings of the Middle East, ora avete esplosivo tra le mani. articolo diviso in più sezioni (Parte 1 di x)     Buona Musica  

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